Il Redattore K. ascoltava moltissimo Prince da adolescente. Per la verità, lo ascoltava compulsivamente, come ascoltava compulsivamente Bob Dylan. Questa dicotomia d’ordine quasi antropologico oggi forse si lascia spiegare solo alla luce di un suo misterioso amore per il Minnesota. Fatto sta che ascoltava tantissimo Prince e i suoi amici metallari ce lo prendevano un po’ per il culo. Erano chiaramente degli ingenui. Come lo era del resto anche K. Quella è l’età della vita in cui si ascoltano le cose giuste per le ragioni più sbagliate. Dopotutto, il Redattore K. ascoltava Prince per dar sfogo ed esprimere una sua forma di ossessiva sessualità che non aveva modo, davvero alcun modo, di riversare all’esterno. Oggi che la sua sessualità è del tutto implosa, ha potuto riascoltare Prince per lo spaventoso muro di suoni da lui innalzato, per il titanico musicista che era. Poi, stamattina, una sua amica del liceo, manda a K. un messaggio con gli ombrelli bagnati di Purple Rain e le faccine che piangono. Erano entrambi tristi per i tanti funerali in cui ci vien fatto di salutare la nostra giovinezza e le sue incantevoli ragioni sbagliate.