Al Redattore K. questa storia che le città ambiscano ad essere capitali della cultura sembra un po’ grottesca. Intendiamoci, non gli è ignoto il fatto che in ballo ci sono sempre molti soldi, molti finanziamenti, e che poi concerti, spettacoli, convegni dai titoli impegnativi migliorino la qualità della vita dei cittadini.

D’accordo, tuttavia il nostro Redattore è rimasto interdetto da una dichiarazione del ministro Franceschini: “Per il 2015 abbiamo pensato di conferire il titolo a cinque città, quelle rimaste nella short list della gara per il titolo di capitale europea della Cultura 2019″.

Dunque, in Italia per il 2015 avremo cinque capitali della cultura. Ma se le parole hanno ancora un senso, ne dobbiamo dedurre che avremo anche altrettanti regni.

Sì, nel ‘500 eravamo davvero forti in fatto di cultura ed è comprensibile che oggi si voglia ripristinare la stessa situazione geo-politica d’allora. Eppure, al nostro Redattore K. resta l’impressione che “capitale della cultura” presto finirà nel novero delle espressioni illimitatamente fungibili, futili e vaghe, delle tendenze preconfezionate, delle culture irregimentate e delle strategie comunicative, piaghe del nostro tempo vuoto.