Ebbene, oggi il Redattore K. riprende a lavorare e sarà del tutto sincero con voi nel confessarvi che si accinge a farlo con intima ripugnanza, con profonda ansia, con vibrante nostalgia per la dolce inazione estiva, insomma con il massimo della demotivazione possibile.

Se c’è una frase in cui si esprimono a pieno la confusione, l’incoerenza e la ciarlataneria che allignano nel mondo odierno, secondo il nostro Redattore è precisamente questa: “Cercasi personale motivato”. Che assurdità! Il lavoro è intrinsecamente motivato, è il motivato per eccellenza, motivato dalla vita stessa: lavoriamo per procurarci di che vivere. La sostanza è questa, il resto è un volo della fantasia.

Ciò non toglie che sia legittimo aggiungere al lavoro, come oggi si fa di continuo, vaste visioni del mondo, profondi intenti filosofici, missioni salvifiche che coinvolgono il destino di intere nazioni, popoli e pianeti. Certo, una reazione comprensibile e, per molti versi, lodevole all’inarrestabile scadimento e al generale disumanamento del mondo del lavoro. Eppure, il Redattore K. è diffidente verso questo tipo di argomenti: il rischio è che sortiscano l’effetto esattamente opposto a quello desiderato, innalzando il lavoro al livello di una divinità, di un credo che, come tale, finirà fatalmente per trascenderci e per tiranneggiarci, immiserirci e schiacciarci dall’interno.

Meglio, allora, non allontanarci mai troppo dall’essenza umanamente più dolente del lavoro, da quanto in esso si esprime in termini di fragilità, finitudine, bisogno, assenza di autonomia, tutte cose che, come ognuno vede, meritano comprensione e soccorso; meglio non dimenticarci che si tratta di una maledizione divina, della sanzione per un divieto ignorato: “maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane”. Del resto, ci chiede il Redattore K., sareste davvero disposti a lottare per i diritti di uno che per lavoro vi dice di fare il creativo?

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