Nel 1942 Harry Miller, latinizzato in “Pistor” (mugnaio), mise a punto per conto della CIA, finanziato dalla National Rifle Association, la macchina della fellatio, ultimo prodigio della meccanica classica, mirabile concerto di ingranaggi che ricapitolava ed estingueva la Rivoluzione scientifica iniziata in età moderna nei laboratori di oscuri orologiai olandesi.

La macchina della fellatio sarebbe stata poi ampiamente trivializzata dall’industria pornografica, ma l’obiettivo politico di fondo era fare degli Stati Uniti un Paese nel quale in ogni istante potevi star certo che si stesse praticando del sesso orale. A distanza di settantatré anni, si può ben dire che l’obiettivo sia stato colto in pieno (tutti i dati in nostro possesso lo confermano).

Nel frattempo, il 2 marzo dello stesso anno, al Beth El Hospital di Brooklyn nasceva Lewis Allan Reed, affetto da una rara deformità: aveva le ali e fu sistemato in una culla nel reparto dei labbri leporini. Il padre, ragioniere ebreo dotato di robusto buonsenso, ne fu turbato e subito autorizzò i medici ad eseguire sul neonato una pteroctomia radicale. L’intervento riuscì e le ali di Lewis furono consegnate ad un ricercatore della Syracuse University, che però le rivendette alla Kentucky Fried Chicken, per alzare qualche dollaro e comprarsi la mescalina. Nonostante le amputazioni, il piccolo Lewis, presto detto Lou, crebbe nell’ordinato suburbio di Freeport (Long Island) con sane tendenze omosessuali che egli brandì come asce contro gli odiati genitori.

Merita infine un cenno il fatto che quel 2 marzo 1942, sopra Long Island, splendeva un sole gelido che, nei pressi della Jones Beach, si rifletteva sulla poltiglia opalescente cui l’alcool aveva ridotto l’arte di Francis Scott Fitzgerald e la bellezza di Zelda.