Bob Dylan non esiste: questo dev’essere subito chiaro, perché, diversamente, rischiamo di non capirci più nulla. Bob Dylan non esiste, dunque: è solo un concetto formulato da qualcuno che porta quel nome.

Ma i concetti sono cose pericolose, da maneggiare con cura, e se pensiamo che un giorno riusciremo a incarnarli e avverarli nella realtà, resteremo sconcertati nel dover ammettere che piuttosto i concetti su cui ci regolavamo hanno finito per astrarre e concettualizzare noi, trasformando la nostra biografia in una teoria, il che, a ben vedere, è perfino tragico: in questo sta l’immensa esemplarità di Dylan, che trascende perfino il valore oggettivo della sua musica. Quando è morto Lou Reed, ho avuto l’impressione di aver perso un amico, una buona compagnia, una toccante espressione della mia stessa rabbia e del mio stesso dolore. Quando morirà Bob Dylan, semplicemente aspetterò che esca il suo prossimo disco.

E intanto, un suo nuovo disco è in effetti uscito, proprio in questi giorni. Shadows in the Night è un album di cover di Frank Sinatra, il che non deve affatto stupire. Basta avere una conoscenza appena non superficiale di Dylan per sapere che i suoi idoli non sono esattamente Camus o Don DeLillo, bensì Elvis Presley e, appunto, Frank Sinatra. Pertanto, Shadows in the Night non è uno scherzo né un gioco: nel realizzarlo, Bobby è stato quanto mai serio e conseguente. Via ogni ritrovato digitale, tutto analogico, in presa diretta, si suona tutti quanti insieme e la registrazione si fa in una o, al massimo, due take.

Avete presente, immagino, una canzone di Frank Sinatra: quella voce stratosferica, impeccabile, mai in debito nemmeno di un quarto di tono, che si dipana sensualmente su un ampio tappeto orchestrale da cinema classico americano. Ecco, invece, che arriva Bob Dylan a impossessarsi di quelle canzoni con la sua voce carbonizzata e un gruppo di cinque elementi che suona ogni nota quasi con ripugnanza, dimostrando chiaramente di preferire al suono il silenzio. Cos’è successo? Cos’è tutta questa cupezza vischiosa? Perché abbiamo l’impressione che un fantasma stia cantando le canzoni di un morto? Attenti, si tratta di un privilegio, stiamo assistendo alla principale conseguenza della sussunzione di una vita sotto un concetto: la sua completa scarnificazione.