L’Eternit non è un argomento abbastanza letterario? Ma cosa vi siete messi in testa? Mica siamo un circolo di lettura per single attempati e malinconici. Saremo pure dei single attempati e malinconici (e in effetti lo siamo), ma intanto possiamo continuare ad occuparci di libri, in modo crediamo non del tutto esecrabile, in quanto ci occupiamo del mondo e della sua attualità, cioè del suo essere in atto.

In breve, la Corte di Cassazione ha annullato tutti i risarcimenti per i familiari delle vittime Eternit, che sono circa 2.000 (dico, 2.000!) distribuiti nella zona di Casal Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Il punto davvero sconcertante messo in evidenza dalla Corte di Cassazione è che il processo era prescritto già prima di cominciare, che i magistrati hanno confuso la permanenza del reato con quella degli effetti, e che avrebbero dovuto contestare l’omicidio e le lesioni, non il disastro.

D’accordo, i nostri governanti sono vergognosi: perché non rimettono mano una buona volta alla disciplina della prescrizione? Però, oggi non ci occupiamo di questo. Piuttosto, soffermiamoci un poco sui magistrati che hanno istruito un processo prescritto ab initio: ebbene, anche costoro non sono certo esenti da responsabilità, perché se è vero che giustizia e diritto non sono la stessa cosa, nel nostro caso tuttavia il difetto del diritto ha costituito una grave ingiustizia. Ma qual è di preciso la responsabilità dei magistrati? Forse questa vicenda può servirci per capire in che termini la magistratura sia, o possa essere, realmente un problema allarmante nel nostro Paese.

La trivialità intellettuale in cui viviamo immersi da almeno vent’anni a questa parte ci ha abituati a vedere la questione in termini eminentemente ideologici e meschinamente propagandistici: le famose toghe rosse. Ma la distinzione tra magistrati di destra e magistrati di sinistra non coglie un bel niente. Un giudice di sinistra non è quello che condanna un fascista, bensì è quello che considera l’apologia di fascismo una norma effettivamente vigente nell’ordinamento e, come tale, da applicarsi senza esitazione ai casi concreti. È, dunque, una questione di interpretazione del diritto, cosa non solo perfettamente legittima (e inevitabile: cos’è la neutralità?), ma anche costitutiva del fenomeno giuridico stesso che esiste in quanto si applichi, cioè in quanto si interpreti.

Come la vicenda Eternit sta a testimoniare, la vera questione a proposito dei magistrati è la loro ignoranza tecnico-giuridica, cioè la loro incapacità di interpretare efficacemente il diritto (in qualunque modo la loro cultura li condizioni poi nell’interpretazione). È di questo che dobbiamo anzitutto preoccuparci. E forse, in tal senso, abbiamo molto di cui preoccuparci, se anche uno dei più grandi giuristi italiani viventi, nonché una delle penne più feroci in circolazione, Francesco Gazzoni, ha sottolineato “le condizioni di ignoranza in cui versano le nuove leve dei magistrati”, la loro presuntuosità, la loro autoreferenzialità, la boria “ai limiti del pallone gonfiato”.

Con buona pace di Berlusconi, quello che riguarda la magistratura è soprattutto un problema di seria formazione culturale, problema che, in verità, riguarda l’intero sistema italiano. Perché tutta questa ignoranza? È lo stesso Gazzoni a suggerire una prima risposta: “Il potere accademico è una vera e propria piovra mafiosa”, ormai priva di reale auctoritas scientifica. Lo ha scritto sulla rivista online “Judicium”, ma poi l’articolo è stato rimosso per le rimostranze della piovra stessa. “Cooptare, in sé, non è un male” scriveva in questo articolo Gazzoni, “lo diventa quando la scelta avviene, come sempre avviene, in base a criteri che prescindono dal merito […] I professori di università sono novelli Caligola, con in più il fatto di promuovere, all’occorrenza, anche asini patentati in difetto di cavalli”. Con simili maestri, cosa dobbiamo aspettarci dai loro allievi?